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Ruby Ter, la Corte d’Appello di Milano riapre il dibattimento: ammessi quasi 40 testimoni per svelare il mistero delle serate di Arcore

Il processo di secondo grado riparte da zero dopo l’annullamento della Cassazione. Respinta l’eccezione di competenza territoriale e una delle questioni di legittimità costituzionale. L’istruttoria si concentrerà sulla presunta corruzione in atti giudiziari e sulla veridicità delle testimonianze rese dalle ex ospiti di Silvio Berlusconi.

Si riapre una delle pagine più controverse e mediatiche della storia giudiziaria italiana: il processo Ruby Ter torna in aula alla Corte d’Appello di Milano, dove l’istruttoria dibattimentale è stata ufficialmente ripartita. La decisione, presa dopo l’annullamento senza rinvio della sentenza di assoluzione pronunciata dal Tribunale di Milano nel febbraio 2023, impone ai giudici di ricostruire le condotte in punto di fatto per verificare se le giovani, un tempo ospiti fisse ad Arcore, abbiano o meno mentito travestendo le feste a base di bunga-bunga in cene eleganti.

Il nodo centrale: corruzione in atti giudiziari e false testimonianze

L’obiettivo del nuovo processo di secondo grado è chiarire un punto fondamentale: se attorno alle serate di Arcore sia esistito un sistema stabile di protezione processuale fondato sui pagamenti alle testimoni. La Procura di Milano aveva accusato 22 imputati di corruzione in atti giudiziari, sostenendo che Berlusconi e l’ex legale di Ruby, l’avvocato Luca Giuliante, abbiano versato somme enormi – tra bonifici, regali, case e mantenimenti mensili – alle ragazze affinché mentissero nei processi Ruby e Ruby bis.

Tra le imputate figurano Karima El Mahroug, alias Ruby Rubacuori, le cosiddette “olgettine” (tra cui Barbara Guerra, Francesca Cipriani, le sorelle Concetta ed Elenora De Vivo, Marysthell Polanco) e l’ex legale di Ruby. Le accuse si riferiscono a deposizioni rese nei procedimenti Ruby uno (prostituzione minorile e concussione) e Ruby bis (a cui Nicole Minetti ed Emilio Fede sono stati condannati).

La svolta della Cassazione: l’annullamento della sentenza di assoluzione

La riapertura del processo è diretta conseguenza della sentenza della Suprema Corte di Cassazione, che ha accolto parzialmente il ricorso del Procuratore della Repubblica di Milano. La Corte ha annullato la sentenza di assoluzione per i reati di corruzione in atti giudiziari con rinvio per nuovo giudizio alla Corte d’Appello di Milano, mentre ha disposto l’annullamento senza rinvio per i reati di falsa testimonianza (estinti per prescrizione).

Il Tribunale di Milano, nel 2023, aveva assolto gli imputati con la formula “perché il fatto non sussiste”, basandosi sull’inutilizzabilità delle prove e sulla tesi che le testimoni non avevano l’obbligo di dire la verità perché non qualificabili come pubblici ufficiali. La Cassazione ha ribaltato questo ragionamento, stabilendo che il giudice deve verificare se il dichiarante corrotto sia stato correttamente qualificato come testimone e se, quindi, si sia assunto un pubblico ufficio.

Ammessi quasi 40 testimoni: un’istruttoria massiccia

Per svelare il mistero delle serate di Arcore, la Corte d’Appello ha ammesso quasi 40 testimoni, rendendo l’istruttoria dibattimentale estremamente ampia e complessa. La partita, però, non è solo tecnica: dietro il nodo giuridico si nasconde il cuore politico e giudiziario dell’intera vicenda Ruby. La Corte dovrà finalmente affrontare il merito della questione, cosa che il Tribunale aveva evitato facendo leva esclusivamente sul tema dell’inutilizzabilità delle prove.

Respinte le eccezioni preliminari

Alla riapertura del dibattimento, la Corte ha respinto l’eccezione di competenza territoriale e una delle questioni di legittimità costituzionale, permettendo così al processo di proseguire senza ulteriori intoppi preliminari. La II sezione penale della Corte d’Appello di Milano, presieduta da Enrico Manzi, si è così riunita per esaminare le nuove prove e le testimonianze che potrebbero chiarire se le ragazze abbiano ricevuto denaro e favori in cambio del loro silenzio sulle serate ad Arcore.

Il contesto storico: il “bunga-bunga” e le indagini

Le indagini sulla vicenda, avviata tra il 2010 e il 2011, portarono alla luce una serie di incontri sessuali avuti dall’allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi con la marocchina Karima El Mahroug, quando lei era ancora minorenne. Lo scandalo portò all’avvio di tre diversi processi, due dei quali videro imputato Berlusconi per i reati di concussione e prostituzione minorile (processo Ruby uno) e di corruzione in atti giudiziari (processo Ruby ter).

Secondo le indagini della Procura, Berlusconi avrebbe versato fino a 10 milioni di euro alle ragazze (7 solo a Ruby) in cambio del loro silenzio sulle serate ad Arcore. Lui si è sempre difeso affermando di versare quelle cifre come indennizzo per il danno d’immagine recato alle ragazze dal clamore dell’inchiesta.

Le prospettive future

Con la riapertura del dibattimento, il processo Ruby Ter torna davvero al punto centrale della vicenda: verificare se attorno alle serate di Arcore sia esistito un sistema stabile di protezione processuale fondato sui pagamenti alle testimoni. La Corte d’Appello dovrà ora valutare anche le presunte false testimonianze rese in aula dalle giovani, sebbene prescritte, per determinare se si possa configurare la corruzione in atti giudiziari contestata alle ormai ex ragazze delle serate di Arcore.

Il processo, che si riapre, coinvolge 22 imputati e rappresenta una delle sfide più complesse della giustizia italiana, con l’obiettivo di chiarire se le testimonianze rese siano veritiere o se siano state influenzate da pagamenti e favori.