Sotto la Sabbia di Torre Guaceto: La Campagna 2026 Raddoppia il Tesoro della Necropoli Protostorica

Una scoperta che affascina: nuove tombe emergono dalle calette brindisine, portando il totale delle deposizioni a un numero impressionante. Residui di “birra antica” e spilloni in bronzo padano-alpina raccontano la vita e i riti della tarda età del Bronzo.
La sabbia delle calette di Torre Guaceto, nel cuore della Riserva naturale statale poco a nord di Brindisi, non smette di custodire segreti millenari. La campagna di scavi ha appena confermato l’immensa ricchezza della necropoli protostorica a cremazione, rivelando la presenza di oltre venti nuove tombe. Il numero totale delle deposizioni scoperte dagli archeologi sale così a un dato che si aggiunge a un patrimonio già straordinario di tombe portate alla luce nelle precedenti campagne, databili verso la fase finale dell’età del Bronzo.
Riti Funerari e Bevande Fermentate: La “Birra” del Bronzo Recente
Oltre alla semplice numerazione delle tombe, la stagione di ricerca ha offerto indizi affascinanti sulla vita quotidiana e sui rituali dei defunti. Gli archeologi hanno individuato circa ventitré tombe e una decina di vasi accessori, contenitori deposti per accompagnare il defunto nell’aldilà. In alcuni casi, questi vasi conservano ancora residui di bevande da cereali fermentati.
Si tratta di una sorta di antica versione della birra, consumata nell’ambito delle libagioni che si svolgevano nella tarda età del Bronzo durante il rito di deposizione delle urne. “Ora bisognerà attendere il microscavo per saperne di più”, hanno sottolineato i ricercatori, pronti a analizzare chimicamente questi residui organici per comprendere le ricette e le tradizioni culinarie di quel periodo.
Altri pozzetti scavati nel banco di roccia sembrano contenere oggetti rituali unici. La necropoli di Torre Guaceto si distingue per la varietà degli corredi. Negli scavi precedenti, sono state portate alla luce tombe con un vasetto miniaturistico e un’altra con un’intera macina posizionata in verticale. In un’altra occasione, gli archeologi trovarono una deposizione contenente una mezza ciotola a testa in giù.
Spilloni in Bronzo e Influenze Padano-Alpine
Uno degli aspetti più sorprendenti della necropoli è la presenza di oggetti di corredo riconducibili ad ambiti culturali dell’Italia settentrionale, in particolare la zona padano-alpina. Questi elementi sono tipici della fase del Bronzo Recente.
In dettaglio, gli archeologi stanno già studiando alcune tombe recuperate in anni recenti e sottoposte a TAC. Queste urne contengono i resti di due spilloni in bronzo, probabilmente utilizzati per tenere chiuso il telo che custodiva le ossa. Uno degli spilloni è sostanzialmente completo, con le due spirali contrapposte e il gambo al centro, sebbene lo spillone centrale sia rotto. L’altro è parziale, conservando una parte del gambo e un avvolgimento a spirale.
Il fatto che gli oggetti in bronzo siano incompleti è un forte indicatore: con ogni probabilità, furono posti sul defunto al momento della pira funeraria, rompendosi a causa delle alte temperature del rogo. Questo dettaglio conferma l’importanza del fuoco nel rituale crematorio e la complessità delle pratiche funerarie di quell’epoca.
Una Ricerca Sostenibile e Condivisa
La necropoli di Torre Guaceto, scoperta casualmente in anni recenti, è il frutto di una collaborazione istituzionale e scientifica di alto livello. Le ricerche sono finanziate dal Consorzio di Gestione della riserva e condotte in regime di concessione ministeriale dal Dipartimento di Beni Culturali dell’Università del Salento, in accordo con la Soprintendenza Abap per le Provincie di Brindisi e Lecce.
“Il Consorzio di Gestione di Torre Guaceto crede da sempre nell’importanza della ricerca archeologica e nella divulgazione scientifico-storica”, ha dichiarato il presidente dell’ente, Stefano Convertini. “Tanto che abbiamo realizzato ormai anni addietro il nostro laboratorio archeologico ed investiamo parte dei proventi dei servizi estivi nelle campagne di scavo portate avanti dall’Università del Salento”.
Per celebrare la chiusura della quinta campagna di scavo, i vertici del Consorzio – il presidente Convertini, il vice Vito Birgitta e il direttore Alessandro Ciccolella – hanno accompagnato una delegazione di locali Istituzioni in visita alla necropoli. L’evento ha visto la presenza di figure di rilievo come il consigliere regionale Tommaso Gioia, il sindaco di Carovigno, Massimo Lanzilotti, l’assessore di San Vito dei Normanni, Silvia Di Dio, e il direttore generale dell’ASL di Brindisi, Maurizio De Nuccio.
Accolti dal professore dell’Università del Salento e direttore dello scavo, Teodoro Scarano, e dal suo team, i visitatori hanno potuto osservare le tombe che si presentano in situazioni simili a quelle degli anni precedenti: alcune integre, con urna e ciotola di copertura, deposte in pozzetti scavati nella roccia; altre in allineamenti di tombe in serie, spaziate regolarmente e associate a cippi in pietra.
Il Futuro della Ricerca: Dalla Spiaggia delle Conchiglie alla Terza Caletta
Nei prossimi giorni, le urne recuperate nella campagna saranno trasferite presso il laboratorio archeologico di Torre Guaceto per il microscavo, dove proseguono già le attività di studio delle tombe recuperate negli scorsi anni.
“Il lavoro approntato quest’anno ha chiarito la bontà dell’intuizione avuta già con la prima campagna condotta in passato”, ha spiegato il professore Scarano. “La necropoli di Torre Guaceto si estende lungo l’attuale linea di costa compresa tra la spiaggia delle conchiglie e la terza caletta. È in questa direzione che proseguirà la ricerca in futuro”.
Con un numero impressionante di tombe scoperte e indizi che raccontano di riti complessi, bevande fermentate e contatti culturali con l’Europa settentrionale, la necropoli di Torre Guaceto si conferma come uno dei siti più importanti della tarda età del Bronzo in Italia, un tesoro che la sabbia ha custodito per millenni e che oggi, grazie alla passione di archeologi e istituzioni, torna a splendere.






