Enable Notifications OK No thanks

Un Addio Corale a Don Mazzi nella Basilica di Sant’Ambrogio

Milano ha salutato per l’ultima volta don Antonio Mazzi nella basilica di Sant’Ambrogio, in una cerimonia partecipata e intensa che ha riunito amici, collaboratori, ex ospiti di Exodus e tante persone legate al sacerdote educatore scomparso a 96 anni. All’ingresso del feretro, accolto da silenzio, commozione e applausi, la città ha reso omaggio a una figura che per decenni ha rappresentato un punto di riferimento per i giovani più fragili e per chi cercava una possibilità di riscatto.

La celebrazione funebre si è svolta nel pomeriggio di lunedì 3 agosto nella basilica milanese, come annunciato nei giorni precedenti dalla Fondazione Exodus. La scelta di Sant’Ambrogio non è stata casuale: è il luogo che ha segnato anche momenti importanti della sua vita pubblica e pastorale, ed è diventato il simbolo di un addio condiviso dalla città, dalle istituzioni e dal mondo del volontariato.

Tra i presenti, oltre a numerosi fedeli e a chi lo aveva conosciuto da vicino, c’erano amici, collaboratori ed ex ospiti della comunità Exodus, segno concreto dell’impronta lasciata da don Mazzi nelle storie personali di migliaia di ragazzi. Presenti anche autorità cittadine e religiose, tra cui il sindaco Giuseppe Sala, il prefetto Claudio Sgaraglia e don Luigi Ciotti, a testimonianza di un cordoglio che ha superato i confini della comunità ecclesiale.

All’uscita dalla basilica è stata distribuita la “preghiera del ciao”, sulle note di “Io vagabondo” dei Nomadi, un gesto dal forte valore simbolico che ha trasformato il commiato in un momento corale, semplice e profondamente umano. Il richiamo alla canzone ha dato voce a un saluto affettuoso, popolare e riconoscibile, in sintonia con lo stile diretto e vicino alle persone che ha sempre caratterizzato don Mazzi.

Nei giorni precedenti, la camera ardente era stata allestita nella storica sede Exodus di Cascina Molino Torrette, nel Parco Lambro, “dove tutto è iniziato”, aperta senza formalità, proprio come avrebbe voluto. La scelta di quel luogo ha permesso a tanti di passare, portare un fiore, lasciare un messaggio o semplicemente fermarsi in silenzio davanti a una vita spesa accanto agli ultimi.

Don Antonio Mazzi era nato a Verona nel 1929 e aveva dedicato la sua missione ai giovani in difficoltà, in particolare attraverso il progetto Exodus, nato negli anni Ottanta e divenuto nel tempo una rete diffusa di comunità, centri e cooperative. La sua azione educativa, unita a una presenza pubblica costante, lo aveva reso una figura nota anche al di fuori dell’ambiente ecclesiale, grazie al suo impegno contro la tossicodipendenza e per il recupero sociale.

Il funerale di Sant’Ambrogio ha restituito l’immagine più fedele del suo percorso: una liturgia viva, partecipata, attraversata da canti, ricordi e volti di persone che in lui avevano trovato ascolto, disciplina, affetto e una seconda possibilità. Dopo le esequie, la sepoltura è prevista in forma privata all’abbazia di Maguzzano, in provincia di Brescia.

Per Milano e per il mondo Exodus, quello di oggi non è stato soltanto un funerale, ma l’ultimo passaggio di un uomo che ha trasformato il dolore in possibilità, la marginalità in incontro e la strada in un luogo da cui ripartire. Il suo nome resta legato a un’idea concreta di prossimità, fatta di gesti quotidiani, responsabilità e fiducia nel cambiamento.

Saluto finale da Orizzonte Magazine: grazie, don Mazzi, per aver creduto nei ragazzi quando altri vedevano solo il problema. Il tuo esempio continuerà a camminare con chi non smette di cercare una strada nuova.